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venerdì, 20 maggio 2016

LA STORIA

Fondata probabilmente nel X secolo – ma di recente sono venuti alla luce nell’agro reperti del periodo arcaico (tra gli altri, un’oinochoe di bronzo, databile tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.) - se ne hanno le prime notizie nel 964, quando il toponimo era Maccla de Godino, evoluto nel Duecento in Maccla Godina quando erano i Cantelmo a dominare su questa parte della regione.
Il feudo passò poi alle famiglie dei Pandone di Venafro, (il re Alfonso d’Aragona, nel 1457, investì Scipione Pandone, per morte dello zio di questi, Francesco Pandone conte di Venafro, del Contado di Venafro e “delle Castelle, videlicet Prata, Crapiata, Zurlano, Tino, Pratella, Gallo, Fossaceca, Città di Bojano, Macchiagodena, Campochiaro e Rocchetta”), dei Mormile di Castelpagano, dei Gaetani di Baranello; a cavallo tra il Cinque e il Seicento si avvicendarono sei feudatari in meno di un secolo finché, nel 1615, i Piscicelli cedettero i diritti al marchese Pasquale Caracciolo; i Caracciolo vendettero infine il feudo alla famiglia Centomani, ultima casata nobiliare, cui si deve il restauro del castello. Con le riforme del 1799 fu inserita nel dipartimento del Sangro, cantone di Baranello; otto anni più tardi passò al distretto di Isernia, governo di Castelpetroso, e nel 1815 fu aggregata al circondario di Cantalupo nel Sannio. Il castello costituisce la principale testimonianza del passato storico della comunità: costruito sulla roccia, è dotato di torrioni cilindrici ed ha subito numerosi interventi, alcuni dei quali ne hanno modificato in parte la struttura; la fondazione risale all’età longobarda o a quella angioina. Nel campo dell’architettura sacra l’opera più importante è la chiesa di S. Nicola, anche questa origine incerta ma senz’altro antecedente al XVII secolo.
 
LUOGHI DA VISITARE
 
Il castello di Macchiagodena è stato costruito su uno sperone di roccia calcarea, in prossimità della Chiesa madre del paese. L’edificio a pianta poligonale, conserva oggi le basi dei muri perimetrali e due robuste torri realizzate con blocchi di pietra squadrata a vista. L’ingresso si trova sul lato sud-est ed è protetto dalla torre orientale. Le numerose trasformazioni dell’edificio hanno impedito di proporre ipotesi precise sulle origini del castello. La documentazione superstite consente comunque di far ritenere l’esistenza del castello almeno al periodo angioino, durante il quale fu realizzato sullo sperone roccioso di Macchiagodena un piccolo fortino triangolare successivamente ampliato e trasformato in palazzo residenziale.
Nel recinto dell’antico castello esiste un gruppo di statue e altro materiale scultoreo in pietra, come il grande leone situato presso il lato orientale, databile al XIII secolo. Nel 1457 il feudo andò a Scipione Pandone, conte di Venafro e nel 1520 passò ad Enrico Mormile. I feudatari che si susseguirono nella signoria furono i Costanza nel 1537, i Cicinelli, i Sanfromondo, i Del Tufo e dal 1585 i Caracciolo. All’epoca dell’eversione dei diritti feudali del 1806, il possedimento del castello era della famiglia dei Marchesi Centomani. Il castello oggi si presenta in discreto stato di conservazione, grazie ai lavori di manutenzione operati dai privati proprietari.