
Collocato a sud-est del bacino del Fucino, l'insediamento di Ortucchio ha restituito testimonianze che vanno dalla Preistoria al Medioevo. Anticamente il paese era una piccola isola del lago, da cui deriva la denominazione ortus acquarum cioè "origine dalle acque". Dopo l'anno mille nelle bolle papali il paese è sempre menzionato con il nome Ortigya, derivato dalla nota isola del Mar Jonio chiamata anche Delo o Issa. Le rive del Fucino risultano abitate fin dal II millennio a.C., tra il IX e l'VIII sec. a.C., successivamente, a causa dell'innalzamento delle acque del lago, gli abitati si trasferirono nella zona alta dell'isola. Tra il VII e il VI sec. a.C. sulle sponde del lago si stanziarono i Marsi i quali, secondo la tradizione, costruirono un tempio italico i cui resti sarebbero inglobati nel basamento della Chiesa di Sant'Orante, anche se tale ipotesi non è al momento avvalorata da testimonianze documentarie o archeologiche. Sappiamo che nel IV sec. a.C., a causa delle ostilità con Roma e per via della Guerra Sociale, il paese venne distrutto e successivamente ricostruito. Nella metà del '400, con le invasioni barbariche ed a causa dei continui straripamenti del lago, gli abitanti furono costretti a rifugiarsi in centri fortificati e poi ridiscesero a valle per stabilirsi sul colle Ortuclum.
Nel Medioevo entrò a far parte della contea di Celano e gli stessi conti realizzarono, nella seconda metà del 1400, il castello con impianto simile a quello di Celano, già esistente. Non si può dire con certezza se questo sito fosse abitato stabilmente in epoca preistorica, ma numerose sono le testimonianze documentate in grotte e stazioni aperte a partire da 16.000 anni orsono. Nelle grotte sull'alveo del lago sono stati rinvenuti, in vari strati, resti di focolai, ossa animali e strumenti in selce, che il Radmilli definì facenti parte della Cultura bertoniana, che aveva preso il nome dalll'importante sito di Montebello di Bertona (PE). Presso Ortucchio, nelle grotte la Punta, la Maritza, quella detta di Ortucchio e nella grotta Tronci, sono stati rinvenuti: frammenti di crani nella prima, una sepoltura di uomo adulto nella seconda, nella terza un cranio ed infine, nella quarta, resti di ceramica impressa e ceramica a figulina giallastra. Tracce di insediamento antico si hanno sul colle di Ortuclae dove, recenti scavi diretti dall'archeologo D'Ercole, hanno riportato alla luce buche scavate nella roccia, per la palificazione e sepolture di infanti prive di corredi e risalenti al Neolitico (V millennio a.C.). In prossimità dell' attuale abitato di Ortucchio, tra le Strade Provinciali 28 e 29, sono state trovate tracce di un insediamento protovillanoviano ed utensili risalenti all'Età del Bronzo, tra cui un coltello definito dal Peroni "tipo Ortucchio", per cui si ipotizza la presenza di officine specializzate nella produzione di utensili metallici. In località la Celletta sono stati rinvenuti oggetti dell'Età del Bronzo, resti di blocchi in opera poligonale, forse relativi ad un piccolo terrazzo di un santuario, posto nelle vicinanze, legato alla grotta, o ad una sostruzione di una antica strada che insiste su un percorso più antico.

Nella grotta di Ortucchio sono stati recuperati oggetti votivi tra cui un idoletto in terracotta raffigurante un vigoroso busto maschile, mutilato della testa con gambe e braccia realizzate con piccole sporgenze. Alti reperti sono emersi in località Monte Praticelle: due dischi corazza in lamina bronzea a incisioni geometriche, collocabili all'VIII sec. a.C. Al VI-V sec. a.C., coevi ai ritrovamenti sul colle di Misula, mentre più recenti sono quelli in località San Castro dove, in una sepoltura maschile a grotticella, è stato trovato un corredo metallico di tipo celtico. Corredi simili si sono recuperati anche nella Valle d'Amplero in località la Giostra, esplorata dall'Università di Pisa. In località le Coste sono state scavate delle tombe a fossa con copertura a lastroni con corredo in vasellame di ceramica a vernice nera, un piatto dipinto sul fondo con la raffigurazione di un guerriero ed un piattello del gruppo Genucilia con decorazione a quattro raggi, databile IV sec. a.C. circa. In località Arciprete sorse, probabilmente per ragioni di difesa, un centro fortificato costituito da mura poligonali di III-IV maniera, che ha restituito numerosi resti di epoca arcaica, oltre a frammenti di ceramica ad impasto con prese a lingua e decori a cordoni applicati, ceramica a vernice nera, alcune monete in argento e in bronzo di derivazione romano-campana. Numerose sono le ipotesi: il Grossi riferisce i ruderi all'antico municipium marso di Anxa mentre gli storici locali, nei tempi passati, all'l'oppidum di epoca romana chiamato Archippe, da cui nel periodo medioevale deriverebbe il nome dell'attuale località, cioè Arciprete. Nella località Punta di San Manno sono visibili resti di due muri di terrazzamento poligonale riferibili ad un santuario italico, sui quali in epoca medioevale sorse la chiesa di San Magno, attualmente non più visibile. Nelle vicinanze furono trovati resti di ossa umane e un pilastrino votivo con dedica a Giove ed ai Dioscuri, databile fine del III sec. a.C., che testimonia i contatti della popolazione marsa con la Campania greco-etrusca. Lungo l'antica Circonfucense furono trovati luce i resti di due templi italici-romani uno dedicato a Giove e l'altro ai Dioscuri. La strada in questo punto si prendeva due direzioni.
La prima conduceva alla necropoli ubicata non molto lontana dai templi, nella località detta del Cantone, in cui furono recuperate sepolture a fossa, un loculo coperto da lastroni e tombe a camera con copertura a volta resti di vasellame, balsamari fittili e fusiformi e bottiglie in vetro colorato, fibule in ferro, ecc.. tutti compresi tra la seconda metà del I sec. a.C. e la prima metà del secolo successivo, l'altra portava alla Valle di Amplero dove si rinvennero tracce di un insediamento di tipo vicano, con abitazioni disposte su terrazzamenti in opera poligonale. Anche sul Colle di Sant'Orante, recenti scavi hanno portato alla luce resti di edificio templare, sepolture a fossa ad inumazione singola ed una fossa comune con inumati orientati in modi diversi, frammenti ceramici a vernice nera a terra sigillata di età imperiale. Nel III- II sec. a.C. la necropoli venne trasformata a luogo di culto, testimoniata dal reimpiego di blocchi in opera poligonale inseriti nell'attuale edificio ecclesiastico. Lungo la Circonfucense sono presenti numerosi resti di tombe rupestri a camera e di sepolture a fossa che coprono un arco cronologico che va dal I sec. a.C. al I sec. d.C., nonché numerosi cippi funerari. In località detta Mesula, furono trovati frammenti di tegolae, resti di murature e una iscrizione databile al I sec. a.C.

Nella piazza del borgo medioevale, davanti al castello si riportarono alla luce sepolture di epoca repubblicana. Nella parte bassa del Colle di Sant'Orante, furono scoperti resti di pavimenti mosaicati bianchi e neri, forse databili seconda metà del I sec. d.C. Resti di epoca romana in molte località coesistono con quelli di epoca medioevale in quanto edifici monastici sono realizzati in opera incerta e una piccola cisterna intonacata, nella parte interna con cocciopesto di colore rosso, è ricoperta in parte da fittili e cenere. Nella località la torretta furono trovati resti di una torre e di mura di recinzione dell'insediamento e, non molto lontano, è attestata la presenza di un torrione quadrangolare legato al commercio portuale. Per questo, e per gli scopi strategico-militari, i Conti di Celano crearono, intorno alla torre, un vero e proprio castello edificato inizialmente con la tipologia ad "U", che fa pensare ad un intervento del Conte Pietro di Celano e successivamente di Leonello Acclozzamorra. Proprio con quest'ultimo, il nome di Ortucchio compare nella storia feudale come centro abitato. Ferrante d'Aragona, nel 1463, donò ad Antonio Piccolomini, nipote di Papa Pio II, duca di Amalfi e capitano delle genti d'arme di sua maestà, la terra di Celano con le terre seu castella infrascritte: donazione che costituisce l'atto di nascita del centro fortificato. Nel sottosuolo della piazza del castello, gli scavi eseguiti hanno recuperato i resti di due cinte murarie, una delle quali riferibile ad una recinzione precedente, forse realizzata al tempo dei Conti dei Marsi. Ai Piccolomini si attribuisce la costruzione della Chiesa di Santa Maria Capo d'Acqua, sita nell'antico borgo e distrutta dal terremoto del 1915. Poco resta dell'impianto urbanistico primitivo, stradine parallele ed isolati regolari, dove furono recuperati frammenti fittili, contenitori per derrate, ceramica invetriata, olle munite di una o due anse a nastro, frammenti di maioliche rinascimentali policrome e mattoni rettangolari relativi a pavimentazioni
LUOGHI DA VISITARE
Il castello Piccolomini, o più semplicemente di Ortucchio, è veramente speciale: è il secondo maniero lacustre del nostro Paese. A pochi metri dalla struttura, infatti, si apre uno specchio d’acqua, a ricordo del bacino del Fucino, che prima di essere prosciugato nel 1875 dal duca Alessandro Torlonia, era il terzo lago più esteso d’Italia.
Potete visitare il castello Piccolomini su prenotazione, prendendo informazioni dal sito del comune. Ammirate i suoi torroni cilindrici con il mastio, i resti delle merlature e il fossato scavato nella roccia: una potente “macchina” difensiva ricostruita su una precedente fortificazione da Antonio Piccolomini d’Aragona nel 1488, cui si accedeva per via d’acqua. Se raggiungete le sue parti più alte, potete godere della vista della verdeggiante piana del Fucino, oggi una delle zone più fertili d’Italia, e del laghetto naturale sottostante con un bel parco che lo incornicia.
Nel centro di Ortucchio visitate la chiesa di Sant’Orante, che si appoggia a resti di mura megalitiche. Quasi completamente distrutta dal terremoto del 1915, fu restaurata alla fine degli anni ’60, con un bel portale di stile romanico e un arco ogivale appena accennato. Dopo aver ammirato anche la chiesa della Madonna del Pozzo e la chiesetta degli alpini, immergetevi nella campagna circostante dove potete individuare una serie di emergenze archeologiche attribuite alla fase eneolitica di Ortucchio (l’età del rame, per intenderci), a testimonianza delle origini antichissime del borgo abruzzese.