giovedì, 27 giugno 2024

LA STORIA

Nella Maremma grossetana in generale le prime tracce umane di una certa consistenza sono relative al periodo neolitico; testimonianze di questo tipo sono state infatti individuate a Roselle, Massa Marittima, all’Argentario etc. Dopo un periodo di transizione (Eneolitico), inizia nel terzo millennio circa a.C. la cosiddetta età dei Metalli, in cui si ebbero con molta probabilità i primi scambi commerciali, collegati ad un primitivo sfruttamento delle risorse minerarie. I primi materiali ad essere sfruttati furono rame e bronzo, che in discrete quantità si trovavano in tutta la zona (es. i minerali cupriferi di Roccatederighi). Dopo il mille a.C. l’importanza dei minerali crebbe e da ciò trasse vantaggio questa area proprio per la sua ricchezza. A questo periodo di fioritura si può attribuire quella importante testimonianza rappresentata dalla necropoli di Sticciano Scalo. Questa necropoli ad incinerazione è costruita da ossuari deposti direttamente nel terreno (il materiale della necropoli è oggi visibile presso la sezione preistorica del Museo Archeologico di Firenze) e risale all’età protovillanoviana (XI-IX sec. A.C.). Il momento successivo vede il formarsi dei primi centri urbani per sinecismo - ossia per accentramento in una unica città della popolazione prima sparsa per le campagne - dei vari villaggi sorti nella zona e tale processo avviene nei luoghi che permettono una maggiore facilità di comunicazione, cioè sulle colline costiere e presso i fiumi di una certa importanza. Nel nostro caso i due centri urbani di Vetulonia e Roselle sorgono in una posizione dominante il lago Prile che, essendo un ampio bacino in diretto contatto con il Mar Tirreno, rivestiva un’enorme importanza economica e politica. Di conseguenza, mentre nelle zone costiere va fiorendo una vera e propria civiltà urbana, verso l’interno ossia nel nostro territorio, gli insediamenti restano piccoli, monoproduttivi e quindi dipendenti adesso dal centro urbano: si hanno testimonianze di accordi comunitari che mostrano come siano le due città etrusche della zona mineraria, Vetulonia e Populonia, a spartirsi l’industria estrattiva e metallurgica.
Fra il V e il IV sec. A.C., dopo un "boom" economico, si ha in tutta l’Etruria settentrionale una crisi che coinvolge soprattutto le attività di esportazione mineraria per la chiusura di rotte commerciali, crisi che vede anche una diminuzione delle attività agrarie. Ne conseguono lo spopolamento parziale del territorio e una grossa perdita di potere da parte di centri "industriali e commerciali" come Vetulonia. Roselle, la cui economia più legata all’agricoltura, risente in misura minore della crisi, approfitta di tale decadenza per impossessarsi delle miniere del massetano e di quelle di Roccastrada, a scapito di Vetulonia; sarà proprio a seguito di questa fase di espansione, che il territorio di Roccastrada verrà interamente incorporato nei confini rosellani. Pur tuttavia non si hanno grosse variazioni nel quadro generale degli insediamenti; l’unico cambiamento di una certa importanza avviene dopo la conquista romana del territorio di Roselle (294 a. C.), poiché qui, come nella quasi totalità dei casi, al periodo romano corrisponde un’interruzione della attività siderurgica, dovuta al fatto che Roma aveva maggior convenienza ad importare la materia prima dalle provincie lontane che non ad estrarla in loco. Inoltre, a partire dall'epoca imperiale, si assiste alla rovina definitiva della vecchia economia agraria che comporta, a livello territoriale, un ulteriore spopolamento delle campagne e la decadenza dei centri urbani; spesso, infatti, l'aristocrazia terriera si trasferisce dalle città periferiche nella capitale Con molta probabilità è proprio adesso che ha inizio un primo impaludamento delle terre più esposte a questo tipo di rischio, tantoché, sotto Traiano, la Maremma toscana viene definita già malsana. Naturalmente la situazione non è ancora così grave come lo sarà più tardi, tanto è vero che per tutta l'età romana fino ad arrivare all'alto Medioevo sono attestate presenze umane significative nella fascia a sud del territorio del Comune di Roccastrada, in quella zona di pianura che sicuramente avrà subito opere di canalizzazioni agricole per la coltura soprattutto cerealicola. Nell'area più meridionale del Comune, in direzione delle Colline Metallifere, lungo i torrenti Rigo e Asina (presso Montelattaia, Pian dei Bichi, etc ...), sono state individuate interessanti presenze che attestano una continuità insediativa che va dal VI secolo a.C. fino all'età barbarica. A quest'ultimo periodo è stata attribuita anche una importante necropoli scoperta intorno al 1935 presso Sticciano Scalo.
Con l'Alto Medioevo la situazione si aggrava a causa dell'abbandono di questo sistema di canalizzazioni, connesso anche ad una serie di alluvioni che accentuano ulteriormente e, si può dire in modo definitivo, l'impaludamento e lo spopolamento di questa terra. E propria di questo periodo infatti la grossa trasformazione del paesaggio umano e naturale. La stessa Roselle che, nel IV secolo d.C. era divenuta sede vescovile di un'ampia circoscrizione comprendente anche il territorio ereditato da Vetulonia, subì una serie di contrazioni che la portarono a perdere il nome di città e la sede vescovile che nel 1138 fu trasferita a Grosseto. Primo documento noto e importante per la storia del nostro territorio è la donazione carolina del 787. Carlo Magno cede in quell’anno le tre "civitates" di Populonia, Roselle e Sovana a Papa Adriano I e suddivide con tale disposizione, la parte meridionale dell'antica Tuscia da quella settentrionale: quest’ultima resta in mano all'Impero, mentre la prima viene a far parte del patrimonio di S. Pietro. La nostra zona, che rientrava precedentemente nel dominio dei Longobardi, viene a trovarsi, a seguito di tale donazione, proprio sul confine tra le due giurisdizioni. Trattandosi di una terra particolarmente ricca e ambita essa viene così a essere controllata tanto dall'Imperatore che dal Papa. Tale posizione istituzionale, per la sua singolarità, giocherà a favore dei signori a cui essa verrà infeudata e cioè gli Aldobrandeschi.
Con il dominio feudale aldobrandesco in Maremma inizia anche, nel X sec., la costruzione di fortificazioni e castelli nella zona con funzioni prevalentemente difensive. Il primo castello attestato in questa zona, ancor prima di Sticciano, è Lattaia, citata in un documento del 973. Nel 1479 Lattaia fu arsa e distrutta e, nel 1640, il numero dei suoi abitanti ammontava a 25. Fra i centri invece ancora oggi abitati di origine medioevale, oltre al suddetto Sticciano, vi sono Roccastrada che viene citata per la prima volta dalle fonti nel 1118 come "Rocca di Fabiano", Montemassi che vien fatto risalire ad una epoca anteriore il Mille, Roccatederighi (forse la medioevale Rocca Norsina) che fin dal 1110 appartenne ai territorio rosellano, Sassofortino che fu fondata dagli abitanti scampati alla distruzione della rocca di Sassoforte avvenuta ad opera dei Senesi nel 1330 e Torniella del quale castello i documenti parlano per la prima volta nel 1226. A partire dal X sec. si verifica quindi in tutto il territorio un processo di incastellamento, cioè di concentrazione della popolazione intorno alle residenze fortificate in luoghi sempre più impervi e difesi naturalmente. Il risultato finale della espansione aldobrandesca fu una prima unificazione geopolitica della Maremma sotto il loro dominio agli inizi del XIII secolo. Quindi, a risultato di questo importante momento, la Maremma si trova isolata da grossi centri, con una popolazione estremamente ridotta e con una situazione tale, nelle pianure, da non permettere più l'insediamento; assistiamo a questo punto alla definizione di un paesaggio caratterizzato da castelli, intesi come borghi fortificati, ben distanti l'uno dall'altro, che differenziano per la prima volta in modo determinante questa zona del resto della Toscana, che va invece configurandosi in una fitta maglia di insediamenti generalmente di minore dimensione. Castelli come Sassoforte, Montemassi, Roccatederighi, per indicare i più caratteristici, con il loro affascinante aspetto di rocche inespugnabili, bene possono esprimere l'immobilità di un mondo rimasto a lungo feudale, al di fuori della frenesia economica che il centro della Toscana stava vivendo (basti pensare che una strada carreggiabile fra Siena e Grosseto fu aperta solo nel 1370).
 
LUOGHI DA VISITARE
 
Il borgo medievale e la Chiesa di S. Niccolò
Il centro storico si svolge lungo il crinale di una "terrazza" di roccia riolitica dove le modeste abitazioni del borgo convergono verso le "carceri", vecchio centro politico dell'antico castello.Niente resta delle antiche difese e della rocca ad eccezione di un tratto delle mura, a levante, sul quale sono state alzate le case. A ponente probabilmente non sono mai state opere di difesa significative, per la presenza di una parete di roccia a strapiombo spaccata in giganteschi massi. Nel vecchio paese le abitazioni patrizie conservano bei particolari decorativi scalpellati nella pietra locale tra cui camini, portali, finestre ad edicola. 
I caratteri architettonici della parrocchiale di Roccastrada sono il frutto dei numerosi rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli. La più antica testimonianza che ricorda una "Ecclesia" dedicata a S. Niccolò in Roccastrada risale al 1276 anche se, verosimilmente, la sua nascita può essere collocata contestualmente alla fondazione del castello, documentato già alla metà del secolo XII. E' probabile, tuttavia, che il primitivo edificio religioso sorgesse in luogo diverso rispetto all'attuale, troppo distanziate dalla sommità della "rocca" su cui si ergeva il castello. Infatti, in situazione più elevata, nell'attuale piazzetta delle "Carceri", sono riconoscibili le tracce di un piccolo ambiente absidato che potrebbe essere identificato con la chiesa più antica. L'ubicazione periferica, le notevoli dimensioni ed i caratteri stilistici e volumetrici delle strutture medievali riconoscibili nell'attuale chiesa di S. Niccolò sembrano indicare radicali interventi architettonici duecenteschi, cui è da riferire anche una iscrizione lapidea data 1283, oggi conservata nella canonica e precedentemente collocata nell'architrave della porta principale. In età moderna (verosimilmente nel corso del XVII secolo) ai lati dell'edificio ecclesiale ad aula absidata vennero aggiunti due ambienti simmetrici coperti a volta, che produssero un impianto a croce latina. Successivamente al 1822 l'area presbiteriale venne ulteriormente ampliata con la demolizione dell'abside medievale (elementi decorativi forse provenienti da questa struttura sono oggi conservati in località “Collese”) e la realizzazione di una terminazione piatta. Ancora posteriore (1953) è il rivestimento in mattoni e travertino della facciata, precedentemente aperta da un oculo circolare ad oggi caratterizzata da un freddo neoclassicismo. All'interno sono da segnalare due affreschi della metà del sec. XVI, recentemente restaurati a cura dell'Archeoclub di Roccastrada, attribuiti a Giovanni Maria di ser Giovanni Tolosani e raffiguranti un'Annunciazione e una Madonna con il Bambino, e una fonte battesimale del XVI secolo.
 
 
 
Roccatederighi
Il borgo medioevale di Roccatederighi è uno dei più interessanti della Maremma, mimetizzato tra gli scogli enormi di riolite, chiamati "i massi", ne segue il profilo con le torri ed i tetti in un 'espressione estetica insolita e perfettamente coerente con l'aspetto naturale. Al borgo antico si accede per una porta ad arco tondo, aperta tra massi e mura, che avvia all'intreccio di vicoli, arcate e scalinate fra gli edifici di cui possiamo ricordare alcuni dei più interessanti. Tra questi la chiesa di San Martino alla sommità meridionale del poggio, i resti del cassero presso la torre dell'Orologio, rifatta di recente, e diversi particolari decorativi e architettonici che sono sparsi un po' dappertutto. E' individuabile anche l'andamento delle antiche mura nel giro delle case che ne seguono il perimetro.