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LA STORIA

Un’ipotesi piuttosto accreditata, sostiene che Montagano sorga dove era presente l’antica Fagifulae, citata da Plinio “Naturalis Historia” volume III, in qualita’ di Municipio romano e dallo scrittore Livio, narrando delle vicende della Seconda Guerra mondiale Punica nell’anno 214 a.C. Per la verità l’unico documento che attesta l’origine del paese è la “Pergamena Montaganese” risalente al XI secolo, epoca in cui il Paese apparteneva al Principato di Benevento, fondato dai Longobardi e rimasto in loro potere fino alla dominazione Carolingia (774-814). “La Pergamena Montaganese”, rilasciata dai Principi di Benevento Pandolfo III e Pandolfo IV nell’agosto 1039, attesta che a quell’epoca Montagano era già costituito come “Libero Comune”; ne riporta infatti i confini territoriali ed i nomi dei cittadini a cui viene affidato (774-814). A ribadire la nomina del paese a Municipio è un’iscrizione presente nel pavimento della chiesetta di Santa Maria a Faifoli. Per ciò che riguarda il nome, alcune fonti storiche fanno derivare l’origine da Monte Ogeanum altre ivece da Montis Aganis, in greco monte bello. Fu centro molto importante in passato, si attesta infatti che nel periodo longobardo fosse capoluogo di una delle contee facenti parte del ducato di Benevento. Durante il periodo normanno il feudo fu sotto il controllo di Ugo da Castropignano. Nel periodo svevo divenne parte integrante della Contea di Molise;  feudatario fu Simone di Santangelo. Dal 1500 al 1700 si susseguirono diverse famiglie feudatarie: Di Capua, Pignatelli e dal 1600 la famiglia Vespoli che ottenne il titolo di Marchesato. I feudatari di Montagano rivestivano un ruolo soprattutto militare che, impostogli dalle case reali, assicuravano ai sovrani un esercito sempre pronto per difendere il regno da eventuali incursioni straniere o per intraprendere campagne di conquista. La famiglia Vespoli conservò il feudo sino all’eversione della feudalità. Tra il 1600 e il 1700, in un particolare momento di declino economico e produttivo verificatosi nelle campagne del Mezzogiorno, Montagano riusciva a distinguersi da altre realtà limitrofe per ricchezza e prosperità , consentendo alla popolazione di migliorare le condizioni economiche, di elevarsi culturalmente e di dedicarsi all’ampliamento edilizio del centro abitato. La fioritura economica del Borgo fu opera del Saggio Parroco di Montagano “Don Damiano Petrone” (1959-1710), che aiutava le persone più povere offrendo loro i mezzi per l’acquisto di un terreno da utilizzare per la coltivazione. Episodio particolarmente importante nella storia di Montagano si verificò nel 1799. Il popolo meridionale accettando le idee illuministiche di libertà, uguaglianza e fraternità diffusesi in tutta l’Europa e culminate nella rivoluzione francese (1789), si ribellò contro i sovrani fondando la Repubblica Partenopea (1799) e scaturendo una serie di sommosse nei vari centri del Regno di Napoli, che investivano tutto il Molise.
 
LUOGHI DA VISITARE
 
COMPLESSO BADIALE SANTA MARIA DI FAIFOLI
Il complesso è ubicato in una zona pianeggiante lungo il sentiero che dal paese conduce alla fondovalle del Biferno. Dati gli scarsi documenti risulta difficile risalire alla data di edificazione della chiesa; con molta probabilità e’ collocabile intorno all’XI secolo. La testimonianza storica più antica è un’iscrizione collocata su un capitello del portale d’ingresso della chiesa stessa, in relazione alla quale conosciamo la data di elevazione del portale vale a dire nell’anno 1260. Attiguo alla chiesa vi era, in quanto attualmente scomparso, un monastero benedettino risalente al 1134. Dal 1456 fino al 1700 dell’abbazia non si hanno notizie. Il 5 luglio del 1705 la chiesa fu riconsacrata e restaurata ad opera del cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento e futuro papa Benedetto XIII. A testimonianza di questo restauro troviamo ancora oggi delle lastre di marmo e un quadro, dipinto da Giuseppe Catalano, che l’abate faifolano Antonio Finy regalò al cardinale per l’occasione. Nel 1811 il nobiluomo montaganese Quintiliano Petrone comprò alcuni terreni tra cui la chiesa di S. Maria di Faifoli. Egli ebbe il merito di riparare i danni provocati dal disastroso terremoto che colpì il Molise nel 1805 e dal suo successivo abbandono. Dopo la sua morte Faifoli passò alla famiglia Janigro che nel 1971 consentì che la chiesa fosse destinata ad uso pubblico e che potesse essere restaurata, affidandone la cura ai sindaci di Montagano e Limosano. In seguito ai restauri, la chiesa internamente è stata modificata; attualmente si presenta intonacata, perdendo cosi’ l’aspetto originario medioevale. Il 13 febbraio 1998 la chiesa con una parte del territorio circostante è stata acquistata dal comune di Montagano e nel 2000 sono iniziati gli ultimi lavori di restauro per conto della Soprintendenza ai Beni Archeologici ed Ambientali del Molise.
124La chiesa presenta una facciata a capanna, sulla quale compare una piccola nicchia nonché un finestrone semicircolare. L’elemento più inportante è senza dubbio il portale, costruito secondo un modello lineare e semplice, caratterizzato da archi ogivali. Nel giardino vi sono una serie di arredi che un tempo appartenevano alla chiesa. All’interno  presenta tre navate, di cui quella centrale ha una larghezza raddoppiata rispetto a quelle laterali. Inoltre vi sono anche sei pilastri di forma quadrata, sui quali sono inserite due lapidi, relativi al cardinale Orsini che inizio’ i lavori di restauro nonche’ l’opera di abbellimento della chiesa. Il cardinale Orsini donò alla chiesa anche l’unico all’altare, sul quale poggia un dipinto descrivente la Madonna con il Bambino. L’elemento originario che persiste è la balaustra che disunisce il presbiterio dal tabernacolo. Elemento particolarmente importante custodito all’interno della chiesa è la statua della “Madonna della Transumanza”. Si tratta di una scultura realizzata totalmente in legno, che rappresenta la Vergine adagiata su un tronco di quercia, tra larghe e fitte foglie e non sul classico trono, con accanto due angeli. La Madonna indossa una veste bianca e un manto azzurro, adorno di stelle, ed è rappresentata con le braccia sollevate in atto di preghiera e con il capo velato e coronato, affiancato da due piccoli angeli. La presenza di due ganci di sostegno e la rappresentazione dell’albero sacro della quercia fa presupporre che, un tempo, nel piedistallo dovevano esserci pastori e animali. Questi elementi fanno rientrare la statua nella tipologia iconografica della Madonna della transumanza, tipica di chiese o cappelle situate lungo i percorsi tratturali. L’opera mostra i tratti caratteristici della statuaria lignea molisana datata alla seconda metà del XVIII secolo, influenzata dalla scultura napoletana tardo-barocca. Le iscrizioni dipinte sulla predella “A DEVOZIONE DI ELISABETTA MA(…)UCCI DI MARCELLINO DI LIMOSANO; RESTAURÒ A. MASTRANDREA (OTTOBRE 1917)”, testimoniano il restauro novecentesco dell’opera. Dal popolo è conosciuta come Madonna Incoronata e la sua festa cade l’ultima domenica di aprile, occasione in cui si rinnova un’antica tradizione, quella di bandire un’asta pubblica ai vincitori della quale va l’onore di portare in spalla la statua in processione. Tradizione vuole che vincano quasi sempre le donne.
 
CHIESA MADRE SANTA MARIA ASSUNTA IN CIELO
La chiesa di S. Maria Assunta ha profonde radici storiche, probabilmente risalenti alla metà del 1200. A segnare la storia e le trasformazioni della chiesa sono stati tre terremoti: quello del 5 dicembre 1456, quello del 26 luglio 1805 e quello del 31 ottobre 2002. La struttura è caratterizzata da una pianta a croce latina ed è divisa in tre navate (mt 32×20, altezza 16 centrale e 7 laterali). Proprio grazie alla sue dimensioni è considerata come una delle più grandi della diocesi.  L’architettura è semplice, ma arricchita dalle opere dei vari artigiani della pietra, del legno e del ferro. In una teca si conserva un frammento del SS. Legno della Croce, che viene portato solennemente in processione durante la festa del 2 e 3 maggio.  Al Calvario il Celebrante prega per preservare i campi dalla grandine e dalla tempesta.
 
CHIESA DELL’IMMACOLATA (CHIESA DELLA CONGREGAZIONE)
La chiesa dell’Immacolata, comunemente chiamata Congrega, fu edificata nel XVII secolo dalla Congregazione laicale del SS. Nome di Maria. Deperita e quasi cadente, alla fine del XIX secolo venne abbattuta e ricostruita, a spese dei confratelli e della popolazione. All’interno il suo altare maggiore è dedicato alla Vergine Maria, quelli laterali, invece, aII’Arcangelo Michele e a Sant’Anna. Oggi non è possibile visitare la chiesa a causa dei gravi danni riportati dal terremoto del 2002.