ELENCO :: I BORGHI :: MOLISE :: CASACALENDA

LA STORIA

Le origini di Casacalenda sono da attribuire all’epoca preromana in ogni modo cominciò ad acquistare una certa importanza nell’epoca romana e precisamente durante la seconda guerra punica. Dalla sua fondazione, avvenuta circa cinquecento anni prima di Cristo, la cittadina ha avuto svariati nomi; inizialmente era denominata, “Kalene”.  Nonostante sia stata così importante in ambito romano, non si hanno molte notizie dell’epoca successiva se non alcuni documenti riguardanti il territorio e i casati più importanti. Mentre per quanto riguarda il periodo medioevale successivo all’anno mille, ovvero nel momento di massima fioritura del sistema feudale.  Si sa per certo, grazie al “Catalogo dei baroni sotto Guglielmo II” risalente all’incirca al 1175, che il primo signore feudale di Casacalenda fu Giuliano di Castropignano.  In ogni modo il casato più importante del periodo a Casacalenda fu quello dei Caracciolo di Capua.  Riccardo Caracciolo, infatti, comprò il castello di “Casalchilenda” dalla moglie di Giordano di Siracusa, Mattea di Casalchilenda, nel 1324.  Nello stesso anno Riccardo, con il consenso regio, divenne signore feudale di Casacalenda, ma inseguito al declino della monarchia angioina, Casacalenda divenne parte integrante della Contea di Montagano.  La cittadina in seguito fu venduta da Andrea di Capua a Pirro Ametrano, signore spagnolo, nel 1510.  Non si sa molto della storia di questo periodo tranne che gli Ametrano erano conosciuti in tutta la penisola italiana poiché, grazie ai loro capitali, prestavano a molti signori denaro ad interesse.  Pirro morì nel 1544; a lui successe il figlio Antonio il quale era sposato con Giulia di Sangro figlia del conte di Frisa. Da questo matrimonio nacquero tre figli: Pirro, Vittoria e Lucrezia.  Quando Antonio Ametrano morì nel 1562 e la stessa sorte ebbe il figlio nel 1579, il feudo di Casacalenda passò quindi a Lucrezia. Quest’ultima, dopo aver sposato Antonio di Sangro nel 1580, diede vita al dominio dei Sangro nella cittadina molisana.  Questo casato era abbastanza potente, i Sangri godevano, infatti, di titoli nobiliari a Napoli e in varie zone sia campane che pugliesi.Il casato dominò a Casacalenda molto a lungo, dopo Antonio, infatti, dominò la zona il nipote omonimo.  Di costui non si hanno molte notizie, si sa solo che dopo di lui acquistò potere il nipote Scipione che sposò Beatrice Carafa della casa ducale di Campolieto prima di morire nel 1671. Dal matrimonio nacque Fabrizio sotto cui i possedimenti molisani dei Sangro comprendevano, oltre a Casacalenda, anche Campolieto, Campodipietra, Larino e Provvidenti. Fabrizio ebbe sei figli, di cui solo l’ultimo maschio, costui fu chiamato Scipione e ottenne i possedimenti del casato con la morte del padre nel 1700.  L’anno seguente, quando scoppiò una sommossa a Napoli, andò contro alcuni parenti schierandosi in favore degli spagnoli dimostrando una certa coerenza politica.  Acquistò sempre più potere fino a riuscire ad ottenere Campomarino nel 1724 dai marchesi Marulli di Barletta. Lasciò come erede la figlia Anna e morì nel 1752.  Anna sposò il cugino Lucio di Sangro duca di Telese. Dal loro matrimonio nacque l’ultimo signore feudale di Casacalenda, ovvero Scipione il quale, sposata Anna Spinelli di Scalea, morì nel 1805.  Il loro figlio Antonio conservò, in ogni modo, il titolo di duca che poi fu ereditato dal figlio del fratello Scipione, Francesco.  Quest’ultimo sposò Isabella Parravicino del patriziato lombardo di vent’anni più giovane che dissipò gran parte delle ricchezze famigliari. Il titolo passò poi al figlio Giovanni che lo conservò per vari anni.  Dopo questa lunga esperienza feudale, Casacalenda ha realmente acquistato libertà con la repubblica, anche se ha perso l’antico potere.  
 
 LUOGHI DA VISITARE
 
L'attuale centro storico di Casacalenda in cui si entra dalla porta a Capo , sormontata nel suo arco a tutto sesto dallo stemma recante la data del 1585, è tagliato in due dall'asse viario detto Terravecchia . Da questo partono i poetici vicoli laterali, alcuni dei quali risultano sbarrati dagli antichissimi muri che cingevano il borgo, altri si aprono, attraverso armoniose e panoramiche gradinate, al posteriore Borgonuovo, quasi anello esterno perimetrale. All'interno delle antiche mura si distinguono il cortile del palazzo dei duchi Di Sangro , edificato sulle rovine di un precedente "castrum" romano e lentamente trasformatosi nella seconda metà del 1500 da fortilizio a palazzo di residenza, la Chiesa di S. Maria Maggiore . E' coeva all'abitato perciò antichissima. La croce bizantina posta sulla lunetta del portale laterale la fa collocare tra l'VIII e IX secolo; d'altro canto le due statuette in pietra della lunetta rappresentanti, forse, la visita della Madonna a S. Elisabetta, per fattura, testimoniano della sua presenza tra il XII o XIV sec. Certo è che la storia di questa chiesa è attraversata da diverse costruzioni e rifacimenti in conseguenza di eventi sismici (1456-1688) e ampliamenti (1728 aggiunta della quarta navata). La data 1587 incisa sul gradino del portale secondario ci fa supporre che in quell'anno terminarono i lavori di ricostruzione. L'interno è impreziosito nella parete di fondo dell'altare maggiore dalla Pala seicentesca Natività; del pittore di scuola napoletana F. Santafede. Tale opera fu donata alla chiesa dal Duca Antonio di Sangro al quale l'artista aveva chiesto asilo in seguito a problemi con la giustizia. E' possibile ammirare ancora nel Coro una tela del pittore settecentesco Paolo Gamba da Ripabottoni. Nella navata laterale di destra degno di nota è l'altare di S. Giuseppe per la presenza di due opere: nel paliotto il bassorilievo in marmo rappresentante Cristo morto dello scultore Sammartino e, in alto, Il trapasso di S. Giuseppe dipinto da Antonio Solario, detto Lo Zingaro (XV sec.). Il crocifisso ligneo è del 1530 e non se ne conosce l'autore. Questo borgo, che si trascina nella magia e nel silenzio pensoso, fu teatro il 19, 20, 21 febbraio del 1799 dell'assedio e saccheggio da parte di truppe mercenarie di albanesi e di altri paesi molisani istigati dal duca Scipione Di Sangro, che mal tollerava lo spirito ribelle della popolazione casacalendese, da più anni governata, democraticamente, dal Mastrogiurato Don Domenico De Gennaro. Questa nobile figura di borghese rivoluzionario organizzò in quei tre giorni la resistenza del suo popolo per il quale si consegnò, inutilmente, nelle mani dei nemici, che, tradendo i patti giurati, lo uccisero lungo la spiaggia di Campomarino. Presenti in Terravecchia la casa dove abitò il De Gennaro contrassegnata da un medaglione posto in occasione del Bicentenario di quei gloriosi eventi e il più fastoso ed imponente palazzo De Gennaro residenza di parenti di don Domenico. Chiesa della SS. Vergine Addolorata . La sua costruzione fu iniziata nel 1755 e condotta a termine nel 1761 come si rileva da un'inscrizione incisa sul portale: La Chiesa è d'ordine corinzio ad una sola navata. In essa sono pregevoli soprattutto l'altare maggiore a marmi policromi trasferito dalla diruta chiesa di S. Salvatore (oggi non più esistente) e donato dalla casa ducale, nonché il Coro in noce ed olivo eseguito da concittadini artigiani. Vicina alla Chiesa dell'Addolorata è ubicata la Fontana del Duca donata dal Duca Scipione Di Sangro e datata 1645. E' un monumento costruito con ottimo materiale calcareo lavorato da valenti scalpellini, con tre mascheroni in rilievo per altrettanti getti d'acqua e fornito di una capace vasca che serve da abbeveratoio. Alla sommità della fontana è lo stemma del Comune con la simbolica lettera K e sotto è infissa una lapide in cui è ricordata la generosità del Duca. Questa fu la prima fontana pubblica in muratura prossima all'abitato. L'espansione urbana, oltre le mura medioevali, iniziò nei primi anni del 1800 e, gradualmente vennero guadagnati dalle costruzioni private e pubbliche i fianchi della collina. Gli assi viari principali furono raccordati alle vie laterali con "scalette" che tormentano ancora i pendii, rendendoli deliziosi. Tra le varie costruzioni della seconda metà dell'800 spicca il palazzo Di Blasio ove abitò il senatore del Regno Scipione Di Blasio (1834-1901), promotore del tronco ferroviario Termoli-Campobasso. In tale edificio oggetto di lascito al comune da parte dell'ultima erede della famiglia, durante la seconda guerra mondiale venne organizzato un campo di concentramento femminile per antifascisti ed ebree perseguitate dalle leggi razziali. Di prossima pubblicazione uno studio specifico sulle internate in questo campo di Casacalenda (1940-1943). Va ricordato che tra queste mura vennero educate intere generazioni al sapere per la costituzione prima di un liceo ginnasio confitto, poi per l'utilizzo dei locali come scuola media ed istituto commerciale.