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LA STORIA


Pizzone nasce e trae le sue origini dalla storia e dalle vicissitudini della vicina Abbazia di S. Vincenzo al Volturno. Tra il 935 e il 981 D.C. vennero ad impiantarsi in quello che ora è l'attuale territorio di Pizzone i villaggi di Iannini, Roccasecca, Cerquacupa e Viscurri o Biscurri dei quali esistono ancora oggi dei ruderi. Gli abitanti dei villaggi erano coloni provenienti dalle terre dei Marsi ai quali per volontà del Monaco Raimbaldo veniva concessa per 29 anni terra della Badia di S. Vincenzo Maggiore,  da poco ricostruita dopo la devastazione operata dai Saraceni nell'881, per coltivarla e popolarla. Ai tempi degli Angioini Pizzone fu sottratta alla giurisdizione della Badia e con decreto del 13 ottobre 1295 Carlo II la assegnò in feudo ad Andrea d'Isernia che morì nel 1316. Certamente nel 1320 Pizzone fu aggregato all'Abruzzo Citra (Chieti).Villaggio di San Nicola È  forse in tale epoca da "collocare"  la costruzione della chiesa dedicata a S. Nicola e il costituirsi dell'attuale abitato di Pizzone(nella foto i resti del Villaggio di San Nicola). Le popolazioni che vivevano in nuclei sparsi si raccoglievano in "agglomerati", "...si riunivano nei castelli intorno alla chiesa che ben presto diventava parrocchia. Memoria dell'epoca a Pizzone resta nel nome delle porte (o del loro ricordo); porta Lecina, verso ovest, porta dei Santi a S. Liberata e porta Borea verso S. Rocco". La situazione demografica può così essere delineata nel tempo: 50 fuochi nel 1532, 51 fuochi nel 1545, 74 nel 1595, 74 nel 1648, 48 nel 1669. Poi i dati cominciano a riferirsi agli abitanti: 1166 nel 1861, 1561 nel 1901, 1847  nel 1872, 1270 nel 1911. Gli annali del 1874 parlavano di 20.000 tomoli di terreno di cui 8.000 seminatorio, 2.000 con arbusti, pascolatorio ed erboso il resto, con una rendita del Comune di £. 10.000 circa.
Il monte frumentario era di 3000 tomole di grano, gli elettori politici erano 10, quelli amministrativi 45, i militi della guardia nazionale erano 105; c'erano un medico condotto, un chirurgo, 2 salassatori, una levatrice, un notaio, due maestri elementari, 5 erbisti, 1 caffè, 1 botteghino di sale e tabacchi, 3 macelli, un pizzicagnolo, 4 cantine, 25 falegnami, 2 calzolai, 3 sarti, 4 ferrai e 6 muratori. Il paese è chiuso da 2 rivi: il primo a occidente scende dalle Forme, Iannini, Vallecorda, alimenta 3 mulini e si unisce a valle al rivo di Collealto, ossia S. Michele, l'altro rivo scende da settentrione ed è chiamato Aramerdaria, Ommero o Fiumare (oggi Iemmare), ha origine dall'Acquasparta, confluisce nel torrente Rienziere e poi nel Volturno sotto il mulino di d. Alessandro Martino. Pizzone ha 2 fontane di acqua potabile, una a occidente detta Fonte Lunga, l'altra a mezzogiorno detta Fonte la Vetica. La chiesa al centro del paese è dedicata a S. Nicola, una lapide murata nella parete anteriore della facciata riporta l'iscrizione: ANNO DOMINI 1318 REGNANTE DOMINIO NOSTRO REGE RUBERTO, REGNO EIUS ANNO NONO, INDICTIONE I, DOMINANTE IN MONASTERIO S. VINCENTII, ABATE NICOLAO, PER MAGISTRUM MARTINUM DE ROCCA. Nell'anno del Signore 1318, regnante il nostro Re e signore Roberto, sotto il suo nono anno di governo nell'Indizione I, governando nel monastero di S. Vincenzo l'abate Nicola, per mezzo del maestro Martino De Rocca (sottointeso fece restaurare o fece costruire). Recentemente tale lapide è stata rimossa e murata all'interno della chiesa pare appartenente ad una costruzione precedente e non alla chiesa dedicata a S. Nicola di cui pertanto non è nota la data di costruzione. La storia della Chiesa è complessa e la parte più antica è venuta alla luce nei giorni nostri in seguito agli eventi sismici (7 e 11 maggio 1984) e all'opera dell'attuale arciprete P. Alfredo Bernardi. Nel piano sottostante all'attuale pavimento è tornata alla luce una cripta con colonne di epoca anteriore all'anno 1.000, tale cripta era comunicante con altre tre stanze verso ovest. L'orientamento della primitiva chiesa doveva essere da nord a sud, ma non c'è stata possibilità di ritrovare i resti dell'ingresso, attualmente vi si accede da uno scavo praticato all'estremità della navata sinistra scendendo alcuni scalini. La chiesa successivamente dovette essere ricostruita ad un piano superiore e orientata ancora da nord a sud, con altare posto nell'attuale navata di destra, di esso sono emerse le tracce, come pure si sono trovate tracce di antichi affreschi. La chiesa dovette subire successivamente altre ricostruzioni e ampliamenti, probabilmente nel 1318 o dopo il terremoto del 1349, fu ricostruita orientandola da ovest ad est, ma era più piccola, ad una navata e coperta da tetto piatto (tracce di mattoni ad una certa altezza e la diversa qualità del materiale usato nella costruzione lo lasciano supporre). Nel 1419 fu allungata a destra (a sud), nel 1535 fu allungata ad oriente con la costruzione del transetto, dell'abside e della cupola.  Nel 1610 si costruì la sagrestia, nel 1794 il campanile e nel 1830 fu restaurata sotto l'arcipretura di d. Domenico Di Iorio. Nel 1887 fu costruita una nuova sagrestia, nel 1904 il pavimento fu fatto in cemento e il presbiterio fu circondato da una ringhiera di ferro. Attualmente la chiesa ha 3 navate, misura 22 metri di lunghezza e 11 di larghezza, l'altezza è 8 metri per una cubatura di 2.000 mc. Gli altari, all'interno della chiesa, erano dedicati a S. Antonio, alla Madonna del Rosario, a S. Rocco, alla Madonna del Carmine, a S. Nicola, a S. Ilario ed a S. Liberata, nel secolo scorso c'erano le statue solo dei primi 4 Santi, oltre a S. Nicola sull'altare maggiore. La campana di S. Nicola fu fusa nel 1439, ma il 9 agosto 1842 fu fatta rifondere presso la fonderia Marinelli perché spezzata. Alla sommità del paese è la cappella dedicata all'Assunta, era destinata a cimitero, era detta "del Moricone" e come cimitero fu utilizzata dal 1840 al 1889; in contrada Campo è invece la Cappella dei Santi Giovanni e Paolo; fuori dalla Porta dei Santi c'è ancora la Cappella di Santa Liberata del 1637 costruita sui ruderi di una chiesa preesistente, infine fuori porta Borea c'è la cappellina di S. Rocco restaurata nel 1905.
Nel 1697 il vescovo di Aversa Innico Caracciolo, nel corso della sua visita trovò la parrocchia e gli altari in sordido stato. Si ha notizia dell'esistenza di una chiesa rurale dedicata a S. Pietro in Cerquacupa, di una chiesa dedicata a S. Biagio, anch'essa rurale retta da d. Berardino Iacobozzi di Montenero, una a S. Rocco e una a S. Maria dei Moriconi, che, mai restaurate, si distrussero nel tempo. Nel 1870, nel corso di restauri alla Chiesa, si rinvenne una cassa con documenti antichi, pergamene, cimieri, corazze, spade antiche, purtroppo tutto andò distrutto e disperso, solo alcune date del 1301, 1358, 1395, 1396, da esse si rileva che la chiesa di S. Pietro di Cerquacupa era fiorente e le erano state concesse delle indulgenze, che nel 1395 fu ordinato suddiacono Giovanni da Colella di Pizzone da parte del vescovo di Boiano nella chiesa di S. Cristoforo di Cerasolo. Dalla relazione del dottor Giuseppe Martino del 2/12/1873 riportata dalla Gazzetta dell'8/3/1874 si legge che: "il temperamento degli uomini è bilioso-sanguigno e quello delle donne è sanguigno-bilioso. L'aria è salubre. Le produzioni sono: grano, granone, segale, avena, orzo, patate, legumi, vino, frutta, ghianda di cerro. Non vi vegeta la pianta sacra a Minerva (l'olivo). Il terreno è siliceo-argilloso nel pendio, ma nel piano, ove chiamasi Campo, è un ammasso di terra asciutta, arenosa, con pietre rotolate e trasportate dalle alluvioni, come è dimostrato nello scavo della strada nazionale, rinvenendosi pure ossa di cadaveri, armature e monete di tempi antichi, quali cose dimostrano essere stati questi luoghi abitati prima dell'epoca in cui sorse il monastero di S. Vincenzo al Volturno. Il detto bosco abbonda pure, oltre della ghianda di cerro, di erbe medicinali delle quali cinque o sei erbisti di qui fanno buona industria vendendole nelle province limitrofe ed anche a Napoli. Bisogna però che siano attenti a custodirle, in particolare le velenose, perché nel 1839, essendo io medico condotto di questo paese, la famiglia Cozzone, composta di 7 persone, si avvelenò con l'estratto di Belladonna, chiuso per molto tempo in un pignatto nuovo, dove furono cucinati i fagioli dei quali si cibò la detta famiglia che felicemente guarii."
Per gli amanti della natura, non possiamo non sottolineare che Pizzone è parte integrante e fulcro del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, costituito principalmente da un insieme di catene montuose di altitudine compresa tra i 900 e i 2.200 m slm. Le montagne del Parco presentano un paesaggio vario ed interessante in cui si alternano vette tondeggianti, tipiche dell’Appennino, a pendii dirupati dal tipico aspetto alpino.
 
LUOGHI DA VISITARE
 
LE TRE PORTE
CHIESA DI SAN NICOLA CON CRIPTA
CAPPELLA ANTA MARIA ASSUNTA 
CAPPELLA DI SAN PIETRO
CAPPELLA DI SANTA LUCIA
CHIESA DI SANTA LIBERATA
CHIESA DI  PAOLO E GIOVANNI
MASSERIA PAGLIARONE
FONTANA VECCHIA
FONTANA ARA ANTICA
VECCHIO MULINO
MULINO ARA MERDARIA
MULINO FONTE VETICA
TORRE SARACENA
CASE SARACENE
VILLAGGIO SANNITA
VILLAGGIO DI SAN NICOLA