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La storica residenza signorile torna a nuova vita grazie alla scommessa del Sindaco Carolina De Vitis

A Lettopalena rinasce Casino Barbolani

"Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro, vai a fargli visita prima di partire e quando torni. Stai molto di più all'aria aperta"... Lo scorso 9 Aprile il poeta e paesologo Franco Arminio ha presentato il suo volume "Cedi la strada agli alberi" in occasione  dell'inaugurazione in località Fonte della Noce a Lettopalena di Casino Barbolani, ostello e vendita di prodotti tipici locali, finanziato grazie all'idea  progettuale dell'amministrazione comunale guidata dalla giovane e dinamica Sindaca Carolina De Vitis. L'ostello rende omaggio al Conte Raffaele Ulisse Barbolani.
 
IN UN MONDO CHE SA TUTTO ...
C’era un palazzo abbandonato. Era la residenza di un signore vissuto tanti anni fa. Dopo di lui ne venne un altro. Poi l’incuria di qualche secolo ne aveva fatto un rudere, di cui erano in piedi i muri e i tetti. Suggestivo a suo modo anche perché situato in uno scenario magico. Lettopalena, Fonte della Noce, siamo in alto, qui anche ad agosto la sera bisogna coprirsi più che bene, figuriamoci nel resto dell’anno. Un pianoro spettacolare che guarda la Maiella e ha alle spalle, qualche paese, Colledimacine, Torricella Peligna, Montenero, Pizzoferrato, il sito archeologico di Juvanum e le cime appuntite della montagna che non per caso è detta dei Pizzi. Al centro una sorgente di acqua purissima, di fronte un rifugio e più in là appunto questo palazzo abbandonato. Tanto abbandonato che finì nel regime degli “usi civici” e, quindi, fu acquisito dal Comune.
C’era… Da questa mattina, con un’opera di recupero rigorosa per tutela del preesistente, uso di materiali di ristrutturazione e gli arredi, la residenza è di nuovo vivibile e pronta ad accogliere nei suoi spazi aperti e chiusi, nella camere che riflettono lo spirito del luogo, turisti che per qualche giorno amano stabilire un rapporto con la natura incontaminata.
Il merito del recupero è del piccolissimo comune di Lettopalena (poco più di 300 anime) e del suo sindaco, Carolina De Viti
s, che annuncia un bando per l’affidamento della gestione che avrà tra i requisiti la ricerca di un imprenditore la cui visione sia un sintonia con il sito e l’edificio. Forse questa sarà la fase più difficile e problematica perché troppo spesso anche le iniziative più valide sono finite male perché affidate a mani non accorte. Ma c’è da sperare. In un paese destinato alla scomparsa per scarsa natalità, emigrazione e fuga nei comuni a valle, tanti giovani si sono messi all’opera, non sono andati via e passo dopo passo se ne sono presi cura. E nella bella discussione nell’aia illuminata da un caldo sole d’aprile altri hanno raccontato di analoghe esperienze in altri piccoli comuni dell’Abruzzo.
Si è parlato di una cosa importante, di un’idea che si fa progetto, l’Appennino che, senza esserne violentato, diventa lo spazio sterminato dove piccole comunità, sempre più collegate tra loro, danno vita, devono dare vita a attività che da un lato producono lavoro dall’altro tutelano identità e patrimonio naturale e culturale. E non poteva esserci ospite migliore di Franco Arminio, “uno dei poeti più importanti di questo paese”, come lo definisce Roberto Saviano, a trasformare l’incontro in un festoso e denso momento di riflessione. “Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato”.
Attenzione alla montagna, alla saggezza degli anziani, alle tradizioni che non devono finire nei musei, ai piccoli paesi che scompaiono e non muoiono. Altri straordinari versi di Arminio fanno pensare a Vito Teti che nella sua Calabria ha colto il “senso dei luoghi” facendone una filosofia, quasi una religione. Eccoli: “Craco, Romagano, Roscigno, Aquilonia, Conza, Apice. Prendete un paese del Sud italiano, svuotatelo di tutti i suoi abitanti, guardate come diventa bello, guardate come diventa vivo”. E mentre il poeta parlava e faceva parlare, suonare e cantare, su un cavallo è arrivata da Pizzoferrato una signora che dopo tredici anni a Bruxelles ha deciso di tornare qui, ha aperto un ristorante e si muove con il suo destriero. Il poeta ci regala altri versi: “Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”. La sensazione è che tra tante tendenze disparate ci sia nel profondo della società, nel sottosuolo di “un mondo che sa tutto”, anche un sommovimento che spinge tanta gente ad andare in direzione opposta al senso comune dominante. I poeti, che hanno antenne molto sensibili, guardano lontano, dove noi non sappiamo o non vogliamo vedere.